6 Lug, 2020
Terrore e pogrom contro gli abolizionisti della schiavitù: il Mali sfidato dalle Nazioni Unite
Mali

La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite potrebbe presto mettere i piedi in Mali.

Tutto ciò a causa dello scatenarsi di tremende violenze causate da una parte dell’etnia Soninke ai danni di una frangia della popolazione.

Da domenica 5 aprile alcune ONG e associazioni per i diritti umani hanno denunciato la commissione presieduta dall’ex presidente cileno, Michelle Bachelet, che era arrivata per mettere sotto processo il Mali per pratiche di schiavitù e maltrattamenti alla popolazione civile.

La commissione è accorsa di fronte alle violenze indicibili e agli orrori subiti dai membri delle 7 famiglie della località di Lany Tounka che hanno rifiutato di applicare la schiavitù per discendenza.

Cosa è successo: è avvenuto un riacuirsi fortissimo di violenza contro le persone che venivano considerate schiave.

Questo ritorno di violenza ha nuovamente insanguinato la regione di Kayes, più precisamente la località di Lany Tounka, che era diventato un villaggio martire e simbolo di resistenza contro le pratiche di schiavitù degli antenati, ancora praticata da una parte della comunità Soninke nella regione orientale.

Pogroms in Mali

I demoni si sono svegliati domenica 5 aprile. Gli aggressori di etnia Soninke hanno commesso in Mali atti di una violenza inimmaginabile, soprattutto per assurde questioni di schiavitù.

Tutto questo è avvenuto nel totale silenzio delle autorità pubbliche, che rifiutano o addirittura mistificano la verità dal 2018.

I giovani si sono impegnati in linciaggi degni del periodo di segregazione negli Stati Uniti; degni dei pogrom del nazismo antiebraico che avvenivano durante il trionfo del nazionalsocialismo.

Se non fosse stato per la polizia di Diboli, gli abusi avrebbero provocato un numero maggiore di vittime, come testimoniano le popolazioni prese di mira dagli attacchi.

Tuttavia, da questa domenica 5 aprile, la violenza è continuata, con il suo susseguirsi di feriti e persino di morti. Una delle vittime dell’aggressione è morta sotto i colpi sparati inavvertitamente da alcuni suoi compagni. Le 7 famiglie che hanno rifiutato la sottomissione degli schiavi sono state aggredite per tradimento.

Una donna incinta è stata violentata e picchiata ed ha abortito. Il suo bambino è nato morto a causa della violenza e delle lesioni subite.

“Rivoltosi, ignobili, vigliacchi …”

Queste sono alcune delle reazioni oltraggiate che sono state usate per descrivere ciò che è accaduto in Mali da quel fatidico giorno.

La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite potrebbe presto mettere i piedi in Mali. Tutto ciò a causa dello scatenarsi di tremende violenze causate da una parte dell’etnia Soninke ai danni di una frangia della popolazione

Queste testimonianze hanno raggiunto i livelli della comunità internazionale, nonostante la maggior parte del mondo stia affrontando il bilancio delle vittime della pandemia da coronavirus.

In sostanza, indica uno di questi testimoni, i Soninke in questa parte del Mali sono impegnati nel praticare impunemente violenza ai danni di coloro che rifiutano di sottomettersi alla schiavitù per discendenza.

Né le donne, alcune delle quali sono state violentate, né i bambini e ancora meno gli anziani vengono risparmiati, come è chiaramente illustrato dalle immagini di questi orrori.

E l’interlocutore continua: “Le donne sono state denudate in pubblico (esistono i video!). Altri hanno abusato di loro perché sono le mogli, le madri o le figlie di coloro che si sono rifiutati di riconoscere qualsivoglia tipo di schiavitù, in quanto credono che le leggi della Repubblica siano le stesse per tutti i cittadini”.

E fa appello al senso di responsabilità delle autorità:

è tempo che il governo maliano affronti la cosa e gli metta fine definitivamente”

“Per diversi anni”, spiega un importante attivista militante anti-schiavitù mauritano, Diko Hanoune, “si sono formati gruppi violenti di schiavisti Soninke nei seguenti paesi: Mauritania, Mali, Senegal, Gambia e le due Guinea, che terrorizzano tutti coloro che sostengono l’abbandono della pratica della schiavitù in queste comunità.

Gli attivisti anti-schiavitù sono raggruppati attorno a GanbanaaxuFedde, che può essere tradotto come siamo tutti uguali, simili o uguali, vengono presi di mira nei villaggi. La maggior parte di loro è stata vittima della schiavitù degli antenati nella comunità Soninke da diverse generazioni.”

 

immagine in evidenza: Mission à Menaka dans le nord du Mali. MINUSMA/Marco Dormino (Flickr.com)

1 commento

  1. Sono senza parole. Non ne sapevo niente. Ho trovato la tua pagina per caso, su suggerimento di un’amica e sono 20 minuti che leggo i tuoi articoli senza riuscire a smettere. Sono un’afrodiscendente con genitori di razza mista e mi sento male a venire a conoscenza solo ora di una situazione simile. Non avrei mai creduto che la schiavitù esistesse ancora e sentire che è pure una pratica mai interrotta dalla notte dei tempi è angosciante.

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Soumaila Diawara

Soumaila Diawara (Bamako, 1988)
poeta, scrittore e attivista politico

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