Soumaila Diawara

Sono nato il 4 febbraio 1988 a Bamako, in Mali.

All’età di tre anni, per motivi familiari, sono andato a vivere con mia nonna, attivista del primo Movimento Femminista del Mali.

A Bamako ho conseguito la laurea in Scienze Giuridiche con una specializzazione in Diritto Privato Internazionale. Nel periodo universitario ero impegnato in politica, prendendo parte a movimenti studenteschi al fianco della società civile.

Terminati gli studi, mi sono inserito definitivamente in politica, entrando nel partito di opposizione Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendance (SADI) e ho ricoperto l’incarico di guida del movimento giovanile. In questo periodo ho viaggiato in vari paesi: Africa, America Latina, Europa e Canada con l’intento e la speranza di contribuire alla lotta per la liberazione del mio paese dall’imperialismo Occidentale. Sono diventato responsabile della comunicazione del mio partito, in collaborazione con la Sinistra Maliana e con l’Organizzazione della Sinistra Africana (ALNEF).

Accusato ingiustamente, insieme ad altri, di un’aggressione ai danni del Presidente dell’Assemblea Legislativa, nel 2012 sono stato costretto ad abbandonare il Mali.
Molti dei miei compagni di lotta politica sono stati condannati a morte, a seguito delle accuse, i pochi sopravvissuti sono stati costretti a fuggire dal Paese.

Sono diventato un rifugiato per forza e per necessità, uno dei tanti profughi che nelle traversate dentro i barconi della di-speranza cercano futuro e sogni da realizzare in terra libera, seguendo le rotte dell’attuale fenomeno migratorio, partendo dalla Libia e spesso incontrando la morte in mare.

Grazie al salvataggio di una nave della Marina Militare, sono giunto in Italia nel 2014 e ho ottenuto la protezione internazionale come rifugiato politico.